Referendum Giustizia: Antonio Di Pietro per il SI

Referendum Giustizia: Antonio Di Pietro per il SI

In vista del Referendum sulla Giustizia del 2026, la voce più sorprendente è quella di Antonio Di Pietro. L’uomo che ha incarnato la stagione di “Mani Pulite” ha scelto di schierarsi per il SÌ, rompendo il fronte con i suoi storici colleghi.

Perché questa svolta? La tesi di Di Pietro è pragmatica: per avere un processo davvero equo, il giudice deve essere un arbitro terzo. Non può più essere il “collega d’ufficio” del Pubblico Ministero. La separazione delle carriere, secondo l’ex magistrato, non è un attacco all’indipendenza, ma l’attuazione finale del sistema accusatorio iniziato nel 1989.

I pilastri della sua posizione:

  • Stop al corporativismo: Basta con il CSM che “assolve” i propri membri; serve un’Alta Corte esterna per la disciplina.
  • Contro le correnti: Il sorteggio dei membri del CSM è l’unico modo per spezzare le logiche di potere interno.
  • Meritocrazia: Distinguere le funzioni significa garantire che chi giudica sia libero da pregiudizi investigativi.

Di Pietro non parla da politico di schieramento, ma da tecnico che vuole chiudere il cerchio delle riforme incompiute. Una posizione che spiazza il centrosinistra e ridefinisce i confini del garantismo in Italia.

Di Pietro

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