A 13 Maggio 2012

L’IMU una tassa sempre più ingiusta

La Manovra del Governo Monti è fortemente focalizzata sull’aumento del regime fiscale, sempre in maniera più indistinta, senza riuscire realmente ad applicare una tassazione differenziata in base al reddito tangibile, ma colpendo costantemente le categorie più deboli e non favorendo le piccole realtà commerciali.

Con il Decreto Salva Italia è stata anticipata al 2012 l’introduzione dell’IMU, generando un  ulteriore sovraccarico della pressione fiscale e creando un’enorme caos a livello organizzativo per la determinazione degli importi, i tempi e le modalità riscossione.

L’IMU è avvertita come una tassa fortemente iniqua, perché va a ledere il punto di riferimento principale di ogni famiglia: la casa.
Inoltre, sono paradossali le situazioni di chi è esentato dal pagamento come le fondazioni bancarie, assolutamente scandaloso visto gli ingenti patrimoni immobiliari e il relativo gettito che avrebbero prodotto.

Mentre l’IMU si abbatte su quei soggetti che si sono ritrovati possessori di immobili lasciati in eredità, oppure frutto dei sacrifici di una vita, ma che adesso non hanno la capacità reddituale per pagare una simile imposta.
Si tratta degli anziani che pur percependo una pensione minima, ma possedendo case e pertinenze agricole sono soggetti al pagamento di un’imposta al di fuori della loro portata.

Oppure coloro che hanno ereditato casa dai propri genitori ed oggi devono far fronte a questa nuova imposta, senza avere uno stipendio adeguato per pagarla.
Queste situazioni non fanno altro che peggiorare le condizioni degli italiani che sono costretti a risparmiare e a tagliare le spese per far fronte alle ingenti tasse del Governo.

Una considerazione più approfondita va fatta per l’IMU applicata alle attività commerciali che oggettivamente ha delle aliquote di applicazione più alte, affossando maggiormente le piccole realtà che stentano a restare aperte.

Infatti, per quanto riguarda gli immobili accatastati come C1, quindi negozi e botteghe, all’epoca dell’ICI pagavano una aliquota media dello 0,64%, mentre adesso subiranno una aliquota base dello 0,76 %, soggetta poi alle addizionali comunali.

Inoltre la rivalutazione castale è rimasta al 5%, ma è quasi raddoppiato il coefficiente moltiplicatore da 34 per l’ICI a 55 per l’IMU.

In definitiva le attività commerciali si ritroveranno con un regime di imposta molto più alto, in una situazione di crisi predominante non si sta facendo niente per rimettere in moto la macchina del commercio, delle realtà artigianali e turistiche.
Si chiedono sacrifici, ma continuano a chiederli a senso unico, sempre e soltanto a carico dei ceti medi, senza fornire un reale piano di sviluppo per uscire dalla crisi.