Il nuovo Governo guidato da Mario Draghi ha ottenuto la fiducia al Senato il 17 febbraio con 262 Si, 40 voti contrari e 2 astensioni. Tra gli oppositori alla nascita del nuovo governo anche 15 senatori del Movimento 5 Stelle che in disaccordo con la linea del movimento hanno votato “no” alla fiducia e con buona probabilità saranno espulsi dall’M5S.
Nasce quindi l’esigenza di compattarsi in un nuovo gruppo parlamentare al Senato, che in base al regolamento è possibile farlo solo se vi è l’adesione di almeno 10 senatori e l’utilizzo di un simbolo che abbia già partecipato alle elezioni politiche del 2018. Da qui la richiesta di “soccorso” all’Italia dei Valori, che nel 2018 ha partecipato all’elezioni per il rinnovo del Parlamento nella coalizione di Civica Popolare a sostegno del centrosinistra, in cui sono stato parte attiva candidandomi alla Camera dei Deputati nella circoscrizione estera AAO.
Una richiesta lecita e nemmeno isolata, visto che anche altri soggetti politici in questa legislatura hanno utilizzato la stessa procedura, basti pensare a Italia Viva, Europeisti-Maie-Centro Democratico (il famoso gruppo dei responsabili), ma questa volta ci sono le dovute differenze, l’Italia dei Valori è l’Italia dei Valori. La parola “valori” non è un ornamento linguistico di un brand, ma un punto cardine su cui costruire un programma, una linea politica e la condivisione di un percorso. Se non ci sono questi elementi il “gabbiano multicolore” può per adesso continuare a restare lontano dalle chiuse stanze di palazzo Madama.
